La difficile battaglia contro gli abusi su donne e minori nel mondo dello sport

Larry Nassar sta scontando una condanna di 175 anni di reclusione. Era il medico della nazionale statunitense di ginnastica, riconosciuto di abusi sessuali commessi su centinaia di giovanissime ragazze. Una di loro, classificata come ‘Athlete A‘, fu la prima tra le sue vittime a parlare, portando alla luce del sole uno dei più clamorosi casi di violenze a danni di donne e minori nel mondo dello sport.

 

Athlete A è anche il titolo del documentario prodotto da Netflix che racconta tutta questa storia. Una storia simile a tante altre, negli Stati Uniti come in Italia.

E qui nel nostro paese è stata creata un’associazione Il Cavallo Rosa/ChangeTheGame c ”un’organizzazione di volontariato impegnata a proteggere atlete e atleti da violenze e abusi sessuali, emotivi e fisici. Nel nostro sito sono disponibili risorse formative, codici di condotta e buone pratiche destinati ai coach e strumenti di aiuto per le famiglie, gli atleti e le organizzazioni sportive”

Sul sito leggiamo ”In Italia, le cronache giudiziarie restituiscono un quadro inquietante: coach, tecnici e istruttori vengono condannati dalla giustizia ordinaria all’insaputa delle Federazioni Sportive che hanno rinunciato a pretendere dai collaboratori sportivi i certificati penali e dei carichi pendenti.
Le vittime tacciono in una realtà che le perseguita, in un mondo freddo e distante che rifiuta ogni responsabilità. Ragazze giovanissime scelgono il silenzio: l’alternativa sarebbe quella di denunciare.
Ma spesso prevale il timore delle vittime che una denuncia possa portare alla fine della loro carriera agonistica per l’ostracismo delle Federazioni che non riconoscono la questione degli abusi.
L’inosservanza di regole etiche, la labilità delle sanzioni, una non completa adeguatezza da parte di chi deve giudicare, una certa mancanza di totale indipendenza e autonomia dai vertici federali all’interno dell’universo sportivo sono le ragioni alla base di una forte degenerazione del problema che invece di restringersi si allarga a macchia d’olio.”

 

L’associazione presieduta da Daniela Simonetti (autrice del recente libro ”Impunità di gregge. Sesso, bugie e omertà nel mondo dello sport”) , si è data un compito estremamente arduo, denunciando molestie e violenze in un ambiente, quello dello sport, in cui molestie e violenze vengono perpetrate in un clima di omertà, silenzio e scarsa se non nulla, considerazione. La strada è lunga e irta di ostacoli, ma un percorso è stato avviato, nella speranza che il clima culturale che fino ad oggi ha protetto, rimosso o minimizzato questi crimini possa finalmente cambiare e rendere le palestre dei luoghi sicuri e protetti. Un percorso che potrà essere completato solo con la piena collaborazione e presa di responsabilità da parte delle federazioni sportive, della politica, delle istituzioni, non ultima tra queste, anche della magistratura.