Ma chi è la donna vittima di violenza nella relazione d’intimità?

di Paola Vigarani

 

Ma chi è la donna vittima di violenza nella relazione d’intimità?

Qualche anno fa in occasione della giornata internazionale contro la violenza alle donne ho proposto un test a donne di età compresa fra i 18 e i 70 anni, residenti nel territorio modenese.

 

Alla domanda ”una donna che subisce violenza dal proprio partner, è?”

Le risposte, in ordine di decrescente, sono state:

 

debole
fragile
insicura
sottomessa¬ succube
codarda
illusa
malata
stupida
povera disgraziata

 

Da questa lista di definizioni, emerge in modo crudo lo stereotipo del modello femminile, rappresentato anche in numerose campagne antiviolenza nazionali. Le donne definite come vittime sottomesse e dipendenti, diventano pregiudizievolmente tali anche nell’immaginario collettivo. Spesso ho sentito l’affermazione “a me non capiterà!,” da parte di donne che si reputano risolute e forti. La realtà non è questa e le professioniste che lavorano nel settore lo sanno bene.

 

I dati raccolti da Istat o dai centri antiviolenza vengono in aiuto a scardinare il giudizio sterotipato. La violenza può travolgere la vita di qualsiasi donna, di qualsiasi età, di qualsiasi grado d’istruzione e in assenza di disturbi psichiatrici. Non esiste un modello femminile che più facilmente può impattare con questo fenomeno e ancora troppo spesso si cade nell’errore di considerare le donne come un soggetto debole da tutelare. Inoltre, spesso si confondono, per mancanza di adeguata formazione, le conseguenze traumatiche della violenza, come una intrinseca debolezza delle donne relegate al ruolo di vittima.

 

Quindi, se le conseguenze della violenza procurano effetti collaterali e devastanti come paura, disperazione, incubi notturni, insonnia, perdita di autostima, profondo senso di vulnerabilità e fragilità, auto-colpevolizzazione, senso d’impotenza, inappetenza, ideazione suicidaria, depressione, senso di colpa, rabbia, difficoltà di concentrazione, stati d’ansia, tachicardie, attacchi di panico…chi è la donna vittima di violenza?

 

Le donne separate e/o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in maggiore misura rispetto alle altre (51,4% contro il 31,5% della media italiana-Istat).
Incidenze maggiori si riscontrano anche per le donne che hanno tra i 25 e i 44 anni, tra le più istruite (con laurea o diploma), tra quelle che lavorano in posizioni professionali più elevate. Va comunque considerato che alcune di queste differenze possono essere dovute a una maggiore disponibilità a parlarne.
Più frequenti sono gli stupri e i tentati stupri da non partner tra le donne in cerca di nuova occupazione, le dirigenti, le imprenditrici e le libere professioniste, mentre la violenza nelle coppie appare decisamente più trasversale.

 

Analizzando i tassi della violenza fisica o sessuale subita negli ultimi 5 anni, sono le donne più giovani (fino a 34 anni), con tassi doppi rispetto alla media nazionale (Istat), le nubili, le separate o divorziate e le studentesse le donne più a rischio.
Non emergono particolari differenze a livello territoriale; tuttavia le violenze fisiche o sessuali sono più diffuse al Nord est (14.2%), al Centro (12,6%) e al Sud (12,3%), mentre il minimo è riscontrabile nelle Isole (9%). Le violenze sessuali sembrano essere più frequenti al Sud. La violenza psicologica è più diffusa tra le donne più giovani (35% per le 16-24enni rispetto ad una media del 26,5%) e tra le donne con titoli medio alti (29,9% per le diplomate e 27,1% per le laureate o con titolo di studio post-laurea). Le straniere presentano percentuali di violenza psicologica più elevate delle italiane (34,5%), tra queste emergono le donne marocchine (50,9%), seguite da moldave, cinesi, rumene e ucraine. Le donne cinesi, in particolare, presentano tassi elevati (33,3%) contrariamente ai bassi tassi di violenza fisica o sessuale dal partner. (Istat)

 

La violenza nella relazione d’intimità è un fenomeno diffusissimo, epidemico e trasversale. La violenza non conosce discriminazione territoriale, non conosce livello di scolarizzazione, non conosce età sia per le donne che la subiscono, sia per gli uomini che l’agiscono. La violenza non riguarda poche donne e pochi uomini….fatevene una ragione…la violenza riguarda tutte le società.