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di Paola Vigarani

 

Perché solo due donne su dieci denunciano la violenza subita?

Siccome questa domanda me la sono sentita porgere almeno un milione di volte, posso garantire che il tono interrogativo non è certamente dettato da una preoccupante curiosità, ma da un retropensiero stereotipato che vede ancora una volta l’immagine della donna vittima, debole, dipendente ed incapace di azioni concrete che possano metterla finalmente in protezione.

 

Nella quasi totalità dei casi le violenze di genere non sono denunciate.
La percentuale di fatti che rimangono sconosciuti alle autorità è elevatissima, solo il 14% delle vittime denuncia le violenze subite. (rapporto U.E)

I dati forniti dall’Istat (tavola 1 Anno 2006-2014,  sembrano alimentare questo pregiudizio
Le donne non denunciano perché hanno imparato a gestire la situazione da sole (39,6% per le violenze da partner e 39,5% da non partner) o perché il fatto non era grave (rispettivamente 31,6% e 42,4%), ma anche per paura (10,1% e 5,0%), per il timore di non essere credute, la vergogna e l’imbarazzo (7,1% e 7,0%), e nel caso della violenza nella coppia, perché amavano il partner e non volevano che venisse arrestato (13,8%).
Ma se portate pazienza ed approfondite, l’Istat prosegue e riporta:
Nel caso in cui invece la donna abbia denunciato, alla denuncia hanno fatto seguito imputazioni nel 29,7% dei casi delle violenze perpetrate da autori diversi dai partner e sono state adottate misure cautelari nel 19,8% dei casi, che sono state poi violate per il 31,5% delle volte.
Operando una forte sintesi, la lettura delle percentuali si traduce, in realtà, con pochissimi uomini con comportamento violento che vengono puniti per le violenze compiute sulle proprie compagne.

 

Inoltre, secondo i dati Eures: “nel corso del 2018 il 44,6% delle donne vittime di femminicidio avevano denunciato alle autorità la situazione di pericolo in cui vivevano. Nel 2017, per oltre la metà dei casi, (il 57%) si trattava di violenze note a terze persone, infine nel 42,9% delle situazioni, la donna aveva presentato regolare denuncia”.
Ma non è stato abbastanza.
Ora, alla luce dei dati sopra riportati, le domande possono cambiare, sia nei contenuti che nei toni e per esempio, trasformarsi e divenire simili a queste: perché la legge non è riuscita a proteggere queste donne?” Perché in molti casi la denuncia non basta? Le leggi ci sono, perché non vengono sempre applicate? Perché in Italia spesso non vengono messi in atto gli strumenti giuridici di protezione, esistenti?

 

Nell’esperienza personale, di contatto con le donne vittima di violenza, posso affermare con certezza che i motivi principali che spingono le donne a non denunciare sono dettati dalla sfiducia nel decorso della giustizia (e i dati legittimano tale sfiducia) e agli strumenti di disincentivazione alla denuncia messi in atto, molto spesso, più di quanto si possa immaginare, anche da più soggetti, evidentemente privi di ogni competenza e formazione necessarie al sostegno delle vittime.
Cambiare il modo di porsi e porre domande, sarebbe già un passaggio di crescita culturale in tema di violenza di genere. Poca cosa, ne sono consapevole, ma la strada è lunga e in salita e questo potrebbe rappresentare un buon inizio.