“Piacere mio !”: dating online, si fa (ma non sempre lo si dice)

Questa settimana vi proponiamo una riflessione stimolata dalla risposte ricevute alla domanda sull’uso delle app di dating online, presente nel questionario sulla sessualità diffuso in occasione della preparazione del convegno Piacere mio!.

 

Secondo il Pew Research Center,  sempre più persone utilizzano la rete per trovare dei partner romantici, per fissare appuntamenti al buio o per vivere un’avventura d’amore occasionale.
Un sondaggio condotto nel 2015 dal think tank statunitense con sede a Washington, ha dimostrato che il 5% delle coppie si sono innamorate grazie ad un sito o ad una chat di dating online.
Nel 2017 un altro sondaggio condotta dall’agenzia di wedding planning di Los Angeles The Knot ha rilevato che il 19% delle coppie si è conosciuta grazie all’iscrizione e all’utilizzo di un sito di incontri.

 

Le app di dating online, complice anche lo stigma sociale che sta via via scomparendo, soprattutto tra i più giovani, sono sempre più diffuse e utilizzate. Secondo un sondaggio realizzato da Statistica oltre il 30% degli utenti statunitensi di internet tra i 19 e 29 anni utilizza attualmente siti o app di appuntamenti, mentre il 31% ammette di averlo già fatto in precedenza.

E anche gli europei sembrano non essere da meno. Secondo uno studio del Center for economics and business research, commissionato da Meeting in 6 Paesi europei (Germania, Spagna, Gran Bretagna, Italia, Francia e Olanda), il giro d’affari delle attività legate agli incontri di nuovi partner sarebbe di quasi 26 miliardi di euro, buona parte dei quali riconducibili proprio alle app di dating online.

Statistica ha calcolato, per esempio, che nel 2016, le entrate globali di questi servizi fossero pari a 4,6 miliardi di dollari, con una stima di crescita solo negli States di circa 100 milioni di dollari all’anno fino al 2019. Si tratta però di cifre che variano da analisi ad analisi e mancano ancora numeri precisi, ma quello che è certo è che sono in costante crescita.

 

Quindi, pur sapendo che spesso il tema produce la tipica risposta del ‘si fa ma non si dice’, proviamo a vedere più da vicino qual è il profilo psicologico tipico dell’utilizzatore delle app di dating online e se si può applicare una lettura che prenda in considerazione la differenza di genere
La verità è che l’utilizzo delle app di incontri è stato sperimentato in primo luogo dalle comunità gay grazie a Grindr, lanciata nel lontano 2009: partendo dal modello di siti di incontri come GayRomeo o Gaydar, è stata la prima app a utilizzare la geolocalizzazione degli iPhone per facilitare gli incontri tra uomini omosessuali disponibili nelle immediate vicinanze.
Diretta evoluzione del cruising, l’attività di abbordaggio nei luoghi pubblici cittadini, ben raccontata da Olivia Laing nel saggio su David Wojnarowicz  (Città Sola), Grindr ha replicato lo stesso spirito di fugacità e anonimato di questa pratica in via tecnologica, con il chiaro fine di ottenere sesso.

 

L’intuizione dei creatori di Tinder, un’altra popolarissima app di incontri online,  è stata rendere disponibile anche agli eterosessuali uno strumento simile a Grindr,  considerate le differenti intenzioni sessuali e dinamiche sociali tra i due generi.

Quando si parla di stereotipi non c’è niente di più “genderizzato” del dating, che riguardi i rapporti omosessuali o etero: è proprio vero che le donne cercano l’amore e gli uomini solo sesso, possibilmente da una notte e via? Si pensi alla app Bumble, dove il solo fatto di essere donna dà in automatico il potere di decidere a chi rivolgere la parola.

 

Ma ha ancora senso utilizzare questi approcci codificati quando la società porta gli individui a mettere in discussione il proprio genere di appartenenza e la possibilità di riconoscersi in uno spettro del genere fluido e non binario?
Tinder ha cambiato il proprio algoritmo svariate volte per adeguarlo ai bisogni e alle evoluzioni della società e le ultime modifiche sono particolarmente rilevanti in merito: nel profilo ora si può esplicitare non solo da chi si è attratti, definendo il proprio orientamento sessuale, ma anche 29 tipologie di identità in cui ci si riconosce: da ‘gender fluid’ a ‘pangender’, da ‘demisessuale’ a ‘incerto’: “Con il lancio della funzionalità More Gender & Sexual Orientation, Tinder vuole così rompere l’idea di convenzioni binarie e comunicare un forte messaggio di accettazione e apertura alla comunità non binaria“, ha spiegato  Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay a Vanity Fair.

 

Un messaggio forte e chiaro: Tinder prende posto nel dibattito in corso, riconoscendo l’esistenza di identità transgender e non binarie, guardando alle nuove generazioni per cui il genere rappresenta un tema identitario centrale e spesso fonte di pregiudizi e incomprensioni. Anche a causa dei mezzi di informazione tradizionali che però si stanno adeguando soprattutto sulla scia dei social media, dove attivisti e artisti emergenti riescono ad affermare le proprie voci e a smuovere la percezione pubblica intorno a questi temi.