“Piacere mio!”: discriminazione sessuale e di genere, uno sguardo al ‘minority stress’

Ci sono due canzoni che ci aiutano ad affrontare il tema di questa settimana, il ‘minority stress’, lo stress provato e vissuto da chi appartiene ad una minoranza.

La prima, Say it loud I’m black and proud la scrisse James Brown esprimendo il desiderio e la necessità di mostrare orgoglio di appartenenza alla minoranza più vessata e discriminata del suo paese, quella degli afroamericani. L’altra è di un cantautore inglese, Tom Robinson, autore di Sing if you’re glad to be gay,  inno alla celebrazione di un orientamento sessuale che alla fine degli settanta, era ancora trattato come una malattia.

 

Venere 50 vuole riprendere il tema del ‘minority stress’ per inserirlo specificatamente nella prospettiva delle discriminazioni sessuali e di genere di cui sono ancora oggetto milioni di persone in tutto il mondo.

Il nome di questa settore di ricerca lo si deve a Ilan H. Meyer, che negli anni novanta ha approfondito questa sindrome efficace nel descrivere e definire il disagio psichico che deriva dalla discriminazione e dalla stigmatizzazione sociale di una minoranza. Minoranza etnica, come nel caso della canzone di James Brown o sessuale, come per quella di Tom Robinson.

 

Ciò su cui ci si concentra, valutando questa forma di stress, sono i tipi di risposte che vengono elaborate e messe in atto dagli individui che ne sono vittime, dalla loro capacità di agire con una forma di resilienza e di adattamento alla discriminazione, fino allo sviluppo di una serie di disfunzioni che comprendono una  maggiore incidenza di alterazioni patologiche del peso corporeo, cancro, HIV, depressione, disturbi d’ansia o ideazione suicidaria.

Il minority stress è poi una condizione risultante dalla sovrapposizione di più strati di discriminazione: quella sul proprio orientamento sessuale potrebbe facilmente sommarsi a quelle sull’appartenenza di genere, etnica, religiosa, di censo etc… una complessità, rappresentata dal concetto di intersezionalità.
Non sempre e non facilmente è possibile sviluppare e mettere in campo, in risposta a questa sindrome, un’attività di ‘coping’ (ovvero, la capacità di affrontare in modo positivo ed efficace i problemi quotidiani) o come detto, di resilienza, grazie all’esistenza di una rete di supporto sociale e familiare ed è dunque necessario combatterla utilizzando altri strumenti e approcci.

 

Venere 50 tornerà a parlare di tutto ciò, proprio all’interno di questo spazio specificatamente dedicato alla, anzi, alle sessualità. Non ignoriamo come sia un terreno in cui il minority stress trova purtroppo spazio e linfa per nuove forme di discriminazione, come quelle subite dalle persone transgender, prese di mira da esponenti di un malinteso femminismo che sta creando fratture e disagio all’interno della comunità LGBT.

 

Venere 50 sostiene e rivendica il diritto di tutte e di tutti all’espressione libera dei propri orientamenti sessuali e della propria identità di genere e  in questo spazio si propone di operare in direzione di un pieno riconoscimento del diritto al perseguimento della felicità individuale, anche e soprattutto, attraverso l’abbattimento di qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle e degli appartenenti alla comunità di persone omosessuali e ancor di più di quelle, che dall’altra parte dell’oceano, vengono definite persone  TGNC (Transgende and Gender Non Conforming).