“Piacere mio !”: what’s new, baby boomers?

di Giovanna Rossi

 

Negli ultimi venti anni le baby boomers hanno preso d’assalto la menopausa e tutti se ne sono accorti .

 

Per prima l’industria dei consumi che ha incominciato a proporre immagini di belle donne che fanno yoga con il pannolino per l’incontinenza o che mordono le mele con dentiere inossidabili o al massimo che si tutelano dal rischio di malanni inevitabili con formidabili assicurazioni . Danno l’impressione di ignorare il passare del tempo e quindi continuano a più non posso a consumare cosmetici e abbigliamento come se effettivamente non ci fosse un “domani” bensì un eterno oggi senza tempo e senso.
Questa sarebbe dunque la 50/60enne che il mondo si aspetta ?

 

Le ragazze degli anni sessanta sono cresciute nella certezza che il mondo sarebbe cambiato, che il rapporto fra i sessi sarebbe cambiato, che il lavoro, la famiglia e perché no, la politica si sarebbe trasformata in risposta al bisogno di cambiamento che le nuove generazioni chiedevano e incarnavano .
Tutti sappiamo cosa poi è accaduto, ma in realtà prima che arrivassero i millennials  (i nati fra la fine degli anni 80 e il 2000), narcisisti e fragili, a sperimentare il bisogno di rimanere Peter Pan, con la conseguente precarietà esistenziale, le coppie dei baby boomers , divenuti genitori, continuavano il proprio viaggio evolutivo .
In particolare le donne, raggiunte dalla visione del pensiero femminista, hanno cercato di tradurre nella realtà quotidiana il cambiamento dettato dalla consapevolezza che i modelli del passato, quelli della ‘silent generation’ che le aveva precedute, quelli delle mamme e delle nonne spesso così infelicemente installate nelle famiglie patriarcali, stavano tramontando .
Quasi tutte le donne lavorano, molte hanno avuto figli, alcune si sono veramente realizzate nelle scelte professionali ottenendo così la patente di multitasking.
Questo è ciò che vogliamo analizzare nel progetto Venere 50, cosa va in scena nel mondo intimo di queste donne una volta che il tributo al dovere è stato pagato .
Dove e come si gestisce il piacere di vivere e nello specifico il piacere sessuale e com’è il rapporto col proprio corpo che cambia.

 

Nel campione di donne che abbiamo analizzato, alla domanda riguardo i cambiamenti del corpo legati all’età , il 74% ha dichiarato che cambiare è naturale ed è necessario accettare ciò che accade, ma l’ombra di un 26% dichiara che perdere le caratteristiche della giovinezza le fa sentire diverse e inadeguate, che questa perdita va contrastata con ogni mezzo perché è deprimente, tanto che gli uomini sono da invidiare proprio perché invecchiano in modo diverso.
Queste dichiarazioni rispecchiano quello che si agita nell’anima femminile, da una parte e dall’altra,  l’orgoglio di essersi accettate, di sentirsi nuove e ricche, piene di voglia di vivere in un’età in cui le proprie madri avevano da tempo rinunciato a sentirsi femmine. Ma gli stereotipi sono duri a morire e la competizione con chi è giovane e fertile sembra irrimediabilmente perduta . E ciò genera angoscia.

 

Andando ad indagare ciò che il rapporto col corpo spesso nasconde ovvero lo scorrere della libido , della presenza e della percezione del desiderio sessuale ecco che il 68 % afferma di averlo sentito ridurre fino al punto di relegarlo all’ultimo dei pensieri . Il desiderio ritorna quando si accende l’immaginazione, la novità di una nuova storia , di un nuovo amore .
Troviamo anche un 20 % di donne in cui il desiderio non si modifica, non decresce, rimane costante nel tempo.
Probabilmente il calo o la scomparsa, del desiderio sessuale è un retaggio di un passato di precetti sessuofobici e di una non conoscenza del proprio corpo. Conoscenza e confidenza che le nonne e le mamme non hanno potuto trasmettere.

 

Conoscere e amare il corpo, saperlo ascoltare e rispettare, gioire della grazia che ne irradia è qualcosa che si impara, lo affermava anche Simone de Beauvoir : donne non si nasce, lo si diventa .
Donna uguale natura, madre, dedizione e sacrificio: è uno dei principali stereotipi da affrontare affinché la biologia non diventi destino, ma sappiamo che gli stereotipi non si eliminano, si decostruiscono con un lavoro sottile e continuo che ci porta ad essere prima di tutto consapevoli della rappresentazione stereotipata che siamo costrette a vivere e che lo stereotipo è solo un mezzo per essere riconosciute dalla società.
La caricaturale classica donna in menopausa, nervosa, depressa e arrabbiata perché si sente inutile e vecchia è al momento dispersa, ma non è ancora stata sostituita da un inedito modello flessibile e gioioso.
Stiamo scoprendo che la nostra soggettività è ricca e si compone di ciò che corpo, cultura, biografia personale raccontano di noi e la sintesi di queste considerazioni in fondo ora ci conferma che sì, possiamo scegliere quali vita vivere soprattutto quella di questa seconda preziosa metà .