Storie di Pet Therapy: Martina

Hillman diceva che possiamo conoscere noi stessi solo attraverso un altro, non ci è concesso di riuscirci da soli.

 

Venere 50, in collaborazione con la scuola di PTRI, promuove da vent’anni corsi di formazione incentrati sulla relazione con gli animali.

 

In questa serie di interviste vi racconteremo le esperienze di PTRI dal punto di vista delle sue e dei suoi utenti e dei loro percorsi terapeutici in compagnia degli animali all’interno del CAT.

A raccontarci queste storie saranno le madri delle ragazze e dei ragazzi ospiti del CAT

Questa settimana vi presentiamo quella di Martina, attraverso la voce di sua madre, Patrizia

 

Patrizia, puoi prima di tutto presentarci tua figlia Martina?  

 

Martina è una ragazza di 25 anni, nata con una sindrome genetica “cri du chat”. Martina ha un ritardo psicomotorio e cognitivo, una gioia di vivere incredibile, una esplosività emotiva e motoria che va contenuta e un grande desiderio di comunicare, pur non essendo in grado di produrre un linguaggio verbale.
Per comunicare  si avvale di un sistema simbolico che si concretizza in una tabella di pittogrammi.
Martina è prorompente vive le emozioni al massimo, ha bisogno di contenimento, ma anche una grande volontà di approcciarsi agli altri non sempre le due cose hanno funzionato…

 

Come siete arrivate a scegliere un percorso di Pet Therapy Relazionale Integrata?

 

Penso di averle trasmesso il mio amore per tutti gli animali: io sono cresciuta in campagna, gli animali e la natura sono state la mia quotidianità e i miei giochi Martina ha sempre vissuto il mio approcciarmi a qualsiasi animale con entusiasmo e tranquillità.
Trovandoci a vivere momenti di forte disagio per Martina, avevamo bisogno di trovare uno spazio più in sintonia con le sue esigenze, perciò quando ho conosciuto il CAT ho pensato potesse essere una esperienza che rispondesse maggiormente alle sue inclinazioni e ai suoi bisogni.
Devo dire che, a differenza di altre esperienze vissute da Martina e non sempre ben accettate, in questo caso ci sia stata veramente una svolta: ho visto Martina nel suo ambiente, in sintonia con un posto. Uno spazio di libertà e contenimento, al tempo stesso coi tempi dettati dalla natura e dagli animali, non imposti ma accettati in funzione di una relazione.

 

Che tipo di relazione Martina ha stretto con gli animali del CAT e come sta procedendo, a tuo giudizio, questo percorso? 

 

Credo che gli animali del CAT, la natura e la dimensione di tranquillità del posto siano diventati soggetti importanti del mondo di Martina. Sicuramente sono protagonisti di tutti i suoi racconti e argomento di conversazione.
Il suo modo di relazionarsi con gli animali e di conseguenza con gli altri (in quanto tutti vissuti come interlocutori attivi di una relazione) si è modificato nel tempo.
Martina ha capito l’importanza dell’autocontrollo per poter stabilire una relazione soddisfacente, ha messo in atto contatti affettivi adeguati, ma soprattutto gli animali sono diventati compagni di vita di cui racconta quotidianamente.

 

Avete animali domestici a casa? L’esperienza del CAT ha avuto anche degli effetti sulla relazione che Martina ha con loro? 

 

Questo percorso di vita ci ha portato a decidere di avere anche noi un cane a casa, io sono cresciuta con tanti animali e capivo l’importanza e allo stesso tempo la mancanza di questo elemento nella nostra quotidianità.
Per un certo periodo, quando Martina era piccola, ne vedevamo solo le difficoltà gestionali, poi abbiamo capito che si doveva fare la scelta che aspettava da tempo di essere fatta, per Martina e per noi tutti.
Così è arrivato Pippo, che in realtà ci ha scelto, ha scelto Martina in un grigio giorno autunnale uscendo dal suo spazio in canile.
Le cose non potevano andare meglio, Martina e Pippo si amano, si cercano si coccolano e siamo tutti più felici.

 

Cosa sta rappresentando per te e Martina, questa esperienza di Pet Therapy Relazionale Integrata? 

 

Quando accompagno Martina al CAT ad accudire i “suoi” animali, per la sua giornata “lavorativa” (frequenta il laboratorio protetto) il mio cuore è felice, felice di vedere gli occhi di mia figlia letteralmente illuminarsi. In quel momento capisco che la scelta fatta per il suo percorso di vita è stata quella giusta, uno spazio per le sue esigenze dove è cresciuta e maturata, ma soprattutto uno spazio dove lei è serena.