Think pink! Do Pink! Il divano di Ankara e lo sfregio sessista di Erdogan

In questi giorni abbiamo potuto leggere numerose cronache dello sfregio sessista che il presidente turco Erdoğan ha compiuto nei confronti della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in occasione di un incontro al quale partecipava anche il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel.

 

 

Un articolo del Post, come altri, ha ricostruito l’accaduto, spiegando che secondo il protocollo ufficiale del Consiglio dell’Unione Europea  «fra le più alte cariche dell’Unione Europea, nell’ambito della rappresentanza esterna», il presidente del Consiglio Europeo precede il presidente della Commissione. Aggiungendo però che è prassi consolidata che entrambe le cariche vengano trattate alla pari.

Erdogan si è dunque reso protagonista di un gesto di palese scortesia, per usare un eufemismo, nei confronti di una donna. Nulla di nuovo per un leader politico che ha spesso assunto posizioni sessiste e discriminatorie, ribadite lo scorso 20 marzo con la decisione di ritirare la Turchia dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica.

 

Ciò che risulta forse più allarmante di questa vicenda è la debolezza che ancora una volta l’UE ha mostrato al cospetto di paesi che hanno grandissimi problemi sul fronte del rispetto dei diritti civili, come era già accaduto con la Russia in occasione della fallimentare visita dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Josep Borrell.

Debole e divisa, considerando che dopo lo schiaffo di Erdogan, Commissione Europea e Consiglio Europeo non hanno saputo parlare con una voce sola, ma si sono addirittura accusati tra loro. Inutile dire che questo è l’ennesimo, pessimo segnale per una claudicante istituzione come l’UE, la cui autorevolezza invece che aumentare sembra diminuire, anche a scapito della tutela dei diritti della persona.

 

 

Questo ultimo, ennesimo episodio, è una dimostrazione di debolezza che di nuovo incoraggia leader come Erdogan a proseguire sul loro cammino, anzi a sfidare con gesti eclatanti non solo la massima autorità europea, ma l’intera Unione, sapendo che nessuno verrà mai realmente a chiedergli di pagar dazio.

I cocci rimaranno sparsi a Bruxelles e chi li raccoglierà si limiterà molto probabilmente a nasconderli sotto al tappeto delle confuse e malintese ragion di stato che altro non faranno che incoraggiare l’impudenza e il senso di impunità di dittatori come il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.