Un’età da inventare

di Giovanna Rossi

 

 

La menopausa non è una malattia! Sembra una affermazione retorica, consolatoria o troppo rassicurante, ma realtà si tratta di una ovvietà scientifica, così come affermare che anche la gravidanza non è una malattia .
Stiamo parlando di un evento fisiologico pensato dalla natura, giustificato dall’evoluzione umana ma proprio per questo, totalmente incernierato alla cultura e agli stereotipi culturali, da risultare inquietante, se non addirittura pauroso.
Non dobbiamo avere paura di ricordare che tutta la vita che segue la fine della fase riproduttiva è una sorta di territorio quasi inesplorato che noi donne contemporanee siamo chiamate a riempire di contenuti e di senso.

 

Fino al secolo scorso, infatti, molte donne non arrivavano a quello che potremmo definire un traguardo. Le continue gravidanze, la salute precaria, la malnutrizione, le infezioni, facevano sì che le donne morissero anche ben prima della menopausa.
L’alternativa alla morte era la vecchiaia conclamata. Essere relegate al ruolo di nonna accanto al focolare .
Certo in Emilia abbiamo assistito al fenomeno interessante dell’esistenza della “resdora“ , la reggitrice della casa, spesso anziana e dispotica. Ma si è trattato di un fenomeno isolato e non presente in ugual misura nel resto dell’Italia.
Quindi, nel nostro inconscio è presente questo spettro di “fine vita“, di vecchiaia e decrepitezza, annunciato dalla fine della fertilità.

 

A ciò si aggiunge il contributo della nostra epoca moderna che ci pretende eternamente giovani ed efficienti.
Le due istanze, paura di invecchiare e morire e la perdita della bellezza nonché dell’efficienza fisica, hanno creato un cocktail totalmente deprimente .
La risposta della scienza è presto arrivata: donne non preoccupatevi, assumete gli ormoni della vostra gioventù, resterete eternamente trentenni e non vi accorgerete che il tempo sta passando!
Purtroppo questo patto col diavolo chimico è solo in apparenza una soluzione: la nostra anima continua a crescere e perché no, ad invecchiare nella soffitta della nostra psiche, finché non giunge la resa dei conti e diventa necessario sospendere.

 

La parte di vita dopo la menopausa è un’età da inventare, da riempire di senso, di fantasia e di speranza, ma tutto ciò non diventa possibile se non elaboriamo il lutto della perdita della giovinezza.
L’anima non ha età, è in grado di trasformarsi ed evolvere in ogni fase della vita, ma dobbiamo avere il coraggio di tollerare i disagi psicologici o i sintomi fisici che questo passaggio implica .
Spesso i malesseri che avvertiamo segnalano gli errori del passato e ci indicano la strada che ci conduce a prenderci veramente cura di noi. Alimentarci in modo corretto, riposarci, muovere il nostro corpo con regolarità, nutrire la nostra mente: queste sono le vere medicine che ci aiutano in questo importante passaggio .
La natura stessa ci offre sostanze dolci che possono lenire i sintomi più fastidiosi e anche un uso corretto e consapevole degli ormoni chimici o eventualmente bioidentici, può essere interessante e non deve essere demonizzato a priori.

 

Tutta la vita è scandita da continui passaggi: dall’infanzia passiamo all’adolescenza, dall’adolescenza alla vita adulta, dall’essere singoli possiamo formare una coppia ed eventualmente, diventare genitori. Poi, con la fine della fertilità ci possiamo riconoscere come individui unici .
E’ necessario affrontare questo transito a occhi aperti, cercando di ascoltare le richieste del nostro corpo, elaborando le paure e i dubbi che la nostra anima antica sente affiorare e con il coraggio e la pazienza che come donne sappiamo attivare, andare avanti.